Non si sa cosa si è mai voluto solo per sentirsi sempre gli stessi, per non sfuggirsi.
Di quando in quando
Di quando non ti serve un finale ma una fine.
Tutte le direzioni sono prive
Anche se neanche questo posto ti appartiene, anche se il continuo sgretolarsi del senso ti frana addosso tra le parole e il vuoto grande che le circonda. Ripetutamente, stancamente, debolmente.
Replica 597, replica 597, replica 597
Di nuovo un incipit di un post. Di nuovo un post su un blog. Di nuovo un pensiero pubblico con diffusione privata. Quello che dici e quello che dovresti dire. Partecipare e condividere. Dire buongiorno tutti i giorni della tua esistenza, che ha un limite, che ha una fine scritta, che non è buona. L’angoscia esistenziale dei quadri storti che non riesci a non notare, che popolano la tua d-esistenza di notti agitate, di incubi di mancanza e inadeguatezza. Attività onirica sul cadere o sul rimanere appesi, notti spese con i denti rotti o perdendosi in notturne città sconosciute. Questo infinito ripetersi di un copione che nessuno finanzierebbe, questa noia che quando non impera, incombe, che quando non uccide, ferisce.
Ve lo prometto
Vi prometto un mondo migliore dove il prossimo grattacielo sarà 10 metri più alto di quello più grande finora costruito e dove è di prossima costruzione il centro commerciale più grande d’Europa, fino al prossimo. Coming soon una ricarica del cellulare che durerà seicento anni e la socialità digitale in totale mobilità anche nell’alto dei cieli, per fare compagnia a quel tale per il quale impossibiile is nothing anche se nulla fa. In più, gratis per i nuovi clienti, copertura del gestore anche nelle più remote isole tropicali.
Allocuzione per estranei
Fine di una stagione, ci sediamo di fronte allo specchio e finalmente ritorniamo ad essere estranei. Da domani smetteremo di riconoscerci, salutarci e apprezzarci. Il nostro mondo è terminato, una nota posticcia, posta di sbieco sul bordo, ci ricorda l’ultima scadenza: odiarsi. Gli anni smetteranno di essere contenitori di ricordi e torneranno ad essere fredde sequenze di quattro cifre…
Scritto qui e ora senza ragione
Tutti vogliono essere amati senza sapere esattamente perché, senza chiedersi se la cosa sarebbe meritata, possibile o sensata.
Smarrire i ricordi tra le disperazioni tascabili delle periferie umane
L‘affichè funerario – spudorato – gli ricordava l’inconsolabile dipartita dell’Indimenticabile costringendolo a fare i conti con tutte le amnesie del giorno. Forse era un conteggio che includeva l’intera settimana o forse gli ultimi venti anni. Quella insolente presunzione lessicale – anche se proveniente da sinceramente addolorati – lo convinse che, fino a che rimaneva in vita, avrebbe dovuto auto-appellarsi l‘invitto non sia mai che poi, nel giorno in cui sarebbe giunta la notte, anche lui avrebbe potuto essere ricordato come elemento monumentale di sinapsi eterne.
Dalla pagine disperatissime di un futuro che non ha futuro
Oggi fa freddo, anzi caldo. Il mare è tinto, quasi blu, e amare la gente è facile quando è lontana, lanciata verso un orizzonte ingoiato dal vuoto mentre la linea del cielo tremula e affonda nel buio. Questo è il cuore marcio di un dissesto idro-carnale, il mare nero che ingoia il prisma dei colori, il corpo madido insensibile alle spine che aspetta altre onde asfittiche nella speranza che tutto venga spazzato via dal globo. Non esistono più specie protette da preservare, nessuna razza è a rischio perché lo sono tutte.
I castelli di carte del signor P.
L’infelicità non fa rumore. Magari sopra ci si può mettere un fumetto, bianco, tenue e lieve come una nuvoletta, dolce e comprensivo con la guida di tre pallini che dal cervello arrivano al pensiero. Nella nuvoletta sopra la testa del signor P. è scritto ” “.
Si dice vena cava
Si dice “passerà”, si dice “non fa niente”, si dice “forza”. Mentre il senso di vuoto inonda ogni interstizio vitale, mentre sei piegato dal dolore e non riesci a rialzarti, mentre la testa pulsa e non riesce a liberarti dall’ossessione feroce degli stessi pensieri. Si dice sempre qualcosa quando l’unica cosa degna sarebbe il silenzio.
Il passato non è mai esistito (storia vera di cose false)
Cordiali saluti. Infine, noto soltanto che l’aria gronda sangue eppure non siamo capaci di finire, la bestia agonizza e nessuno la vuole ammazzare. Curioso, il vostro dIo può tutto ma ha bisogno di un chiodo per non cadere dalla parete. Siamo d’accordo, quello lì è onnipotente, l’amore è eterno e vivremo felici e contenti
Albagia trasfusa in una indisponente lista di apatia
L’amore è femmina e il dolore è maschio. Tutto il resto è neutro, un barcamenarsi transgender in attesa di miglior vita, modo di dire che intende che il decesso è meglio che respirare, anche se lo è per motivi oscuri visto che nessuna sembra aver gana di tirare le piume.
Giaculatoria per esorcizzare l'estimità
Questa parole sono gratis eppure, stranamente, hanno un valore. Un pregio che non ha bisogno di riconoscimento, che se ne rimane lì indifferente all’abbandono. Ma proprio per questo non ci si può far affidamento, non vi si può credere, fonte non verificata, lato distorto della verità, e nella instabilità e nella menzogna insita nel monologo si cela la loro autodistruzione.
Inserire una moneta per leggere queste righe
Hai dentro un cielo opalescente che irradia l’orizzonte ma che si accende solo quando inserisci la monetina da 20 centesimi. Il resto è solo antimateria.